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L'Intensivo di Illuminazione
 
 


RICERCHE DI VITA



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-- IL PROGETTO --

Ricerche di Vita è un affascinante percorso dedicato alla crescita e al miglioramento personale, che riprende e potenzia il lavoro di ricercatori e tradizioni di ogni parte del mondo.

Ricerche di Vita offre progetti e proposte per la qualità della vita, frutto di ricerche intensive nel campo della psicologia, della meditazione, dell'educazione, della salute, delle scienze classiche e moderne.

Promotori e ideatori del Progetto sono i coniugi Giacomo e Nadia Damilano Bo.

Il Progetto si articola in seminari, corsi, incontri, libri, pubblicazioni ed ogni altra iniziativa per la divulgazione delle ricerche e del benessere conseguiti.


Sulla ricerca spirituale, la crescita personale e l'Intensivo di Illuminazione, abbiamo pubblicato il libro "Chi sono io? L'eterna ricerca della verità" (Jubal editore 2005, 144 pag., 12.90 euro)



Se vuoi questo libro puoi richiederlo direttamente a Giacomo e Nadia: ricerchedivita@hotmail.com


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CULTURA
10 febbraio 2008
Oggettivo e soggettivo

Oggettivo e soggettivo. Iniziamo a parlare di questi due concetti da un punto di vista filosofico, poi vedremo quali applicazioni essi hanno nella vostra vita.
Cercando di categorizzare le realtà, qualcuno ha coniato i concetti di oggettivo e soggettivo. Oggettivo si riferisce ad una realtà che si trova la di fuori della vostra mente, mentre soggettivo si riferisce alla realtà interiore alla vostra mente. Per esempio, una sedia nel mezzo della stanza si trova al di fuori della vostra mente, vero? Così, è una realtà oggettiva. Il pensiero "bellissima sedia" si trova all'interno della vostra mente. È una realtà soggettiva. Fino adesso nessun problema.
Oggettivo e soggettivo sembrano essere categorie piuttosto logiche, fino a quando non iniziano ad intersecarsi. Per esempio, immaginate che anche tutti gli altri trovino che la sedia nel mezzo della stanza sia bellissima. La sedia viene portata in un museo ed ammirata da migliaia di critici d'arte che vengono a vedere la sedia "bellissima". La realtà soggettiva di "bellissima sedia", attraverso il consenso, inizia ad acquisire le caratteristiche di realtà oggettiva. La bellissima sedia è al di fuori della VOSTRA mente.

Notate che il flusso di creazione, molto appropriatamente, va dal soggettivo all'oggettivo. Se ci pensate, vi renderete conto che è un'ulteriore argomento a favore dell'assioma "la convinzione precede l'esperienza".

Scendiamo ad un livello ancora più fondamentale. C'è "qualcosa" nel mezzo della stanza. Quella è la realtà oggettiva al di fuori della vostra mente. Decidete di chiamare sedia quella cosa nel mezzo della stanza. Il pensiero "Etichetterò quella cosa sedia" è nella vostra mente, ed è una realtà soggettiva. Un'altra persona potrebbe etichettarla diversamente nella propria realtà soggettiva. "Oh, quella cosa, è un accomodo".

Fino a che vi è disaccordo a proposito di come etichettare la cosa nel mezzo della stanza, la sua etichetta rimane soggettiva. Vi è un gruppo che chiama la cosa un "accomodo", e vi è un gruppo che chiama la cosa una "sedia".

Eccoci arrivati alla domanda più pericolosa che una persona possa mai porre, "Chi ha ragione?".

La giustezza è soggettiva, vero? Nel campo dell'accomodo "accomodo" è giusto. Nel campo della sedia "sedia" è giusto. Ma supponiamo che non si tratti di "qualcosa" nel mezzo della stanza, ma invece si stia discutendo delle vostre convinzioni religiose. Vi piacerebbe se qualcuno vi facesse notare che le vostre convinzioni religiose sono soggettive? Superstizioni. Oh-oh, questo a cosa ci porta? La gente tende a difendere le proprie opinioni soggettive.

Così, bene, nella maniera tradizionale umana, il campo della sedia attacca il campo dell'accomodo e ammazza tutti. È una guerra religiosa. Nel momento in cui l'ultimo accomodante tira il suo ultimo respiro, l'etichetta per quella cosa nel mezzo della stanza diviene per consenso unanime, oggettivamente, una sedia. Vi è chiaro? Forse questo getta un po' di luce sulle crociate? Forse getta un po' di luce anche sulla spinta di fare proselitismo per una particolare convinzione religiosa? Certamente.

La fede, sfortunatamente, è più spesso una questione di rimuovere i dubbi (o coloro che dubitano) invece che di focalizzare l'attenzione su ciò che si crede. Rimuovere i dubbi è il primo sforzo che bisogna intraprendere per oggettivizzare la propria convinzione soggettiva.

Ora, se volete andare a un livello ancora più fondamentale che quello di linguaggio ed etichette, vi troverete a gestire percezioni ed impressioni - sensazioni. Fate attenzione, perché in questo discorso stiamo per andare al di là della speculazione mentale. Guardatevi in giro e semplicemente tirate via le etichette di parole da qualunque cosa vediate. Tirate via le etichette di parole da ogni cosa.

Questo è il reame delle semplici forme. Alcune persone lo considerano l'oggettività ultima. Ma notate che ho detto "considerano". Considerare è un processo soggettivo. Così avete ancora un pezzettino di soggettivo in questo reame di semplici forme. Siete voi, naturalmente. C'è "io" e ci sono forme.

Ma voi siete soggettivi? L' "io" è soggettivo? Volete andare ancora un passo oltre? Tirate via tutte le etichette di parole dalla cosa che sta guardandosi attorno. Semplicemente mollate tutte le considerazioni o definizioni che avete per il vostro sé-cosa.

Adesso siete al di là del gruppo di realtà che possono essere categorizzate con i soliti concetti di soggettivo e oggettivo. Vi è una consapevolezza delle forme.

Si può andare oltre? Cessate di separare le forme una dall'altra. Siate consapevoli di ogni cosa, connessa dallo spazio in un unico insieme contiguo - potenziale che attende di essere definito. Libertà dall'impulso. Oggettivo e soggettivo si evolvono in due funzioni della coscienza: esperienza e convinzione.

L'illusione che nasce con oggettivo e soggettivo è che la consapevolezza sia dentro la mente e qualcos'altro sia al di fuori della mente. Quel qualcosa al di fuori della mente - la realtà oggettiva - sembra essere indipendente da voi. Ma siete stati voi a renderla indipendente.

Il passo successivo in questa grande illusione è di concludere che la struttura di questa consapevolezza - la vostra coscienza - sia il risultato di questa "realtà oggettiva indipendente". (La realtà oggettiva indipendente che voi avete creato soggettivamente). Allora qual è il risultato? Vi immaginate di essere coscienza che si sviluppa da questa "realtà oggettiva indipendente" e si evolve parallelamente alla struttura fisica. Addio spirito. Il giorno in cui ci credete, siete in trappola. Vi immaginate che il flusso della creazione proceda al contrario. Che fluisca in voi.

La trappola cerca di convincervi che le vostre convinzioni (soggettivo) siano un risultato causa-ed-effetto della vostra esperienza della realtà (oggettivo). Iniziate a cercare le cause della vostra convinzione (e delle esperienze che sta attirando) nel mondo. Nella realtà oggettiva. Così inizia la psicoterapia che rivanga nel passato. Si diviene religiosi cercando peccati e cose soppresse. Le persone iniziano a cercare vite precedenti, esperienze prenatali e abusi genitoriali. Cosa si sacrifica facendo così? Il potere della vostra decisione.

Sono felice di dirvi che non è il mondo, né il passato e neanche i vostri genitori che sono responsabili per il modo in cui sperimentate la realtà. La vostra coscienza soggettiva viene strutturata dai vostri accordi e dalle vostre decisioni.

di Harry Palmer


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I sogni - conoscere e svelare i misteri dell'inconscio

seminario a Feletto Umberto (Ud), 1 e 2 marzo

Info: ricerchedivita@hotmail.com

SOCIETA'
10 gennaio 2008
I tre livelli della ricerca spirituale


Per sua natura ogni essere umano è un ricercatore.
Consapevolmente o meno egli tende a migliorare la propria condizione, a capire e conoscere ciò che gli appare sconosciuto, ad affinare le proprie abilità.
Senza rendersene conto ogni individuo diviene vettore dell'evoluzione semplicemente compiendo il suo tratto di strada e coinvolgendosi con le proprie impressioni.

Un'osservazione più attenta e dettagliata di questa spinta evolutiva impersonale e della sua espressione umana mostra tre fondamentali livelli, tre aree strettamente connesse ed interdipendenti, ma al tempo stesso nettamente differenziabili.
La porzione più grande dell'interesse, dell'energia collettiva è rivolta verso il miglioramento delle condizioni di vita e la comprensione dell'esperienza sensoriale. Ricerca scientifica o sociale è interpretazione del dato sensoriale, tentativo di conoscere e controllare ciò che appare oggettivo attraverso i sensi fisici. Ciò comprende il fronte più avanzato della ricerca mondiale, ma anche gli sforzi quotidiani del singolo che giorno per giorno cerca di venire a capo della propria vita.
E' attraverso l'uso dei sensi stessi che in quest'area ci si muove ed essi rivolgono l'attenzione verso l'esterno.

Il livello successivo, nella maggior parte dei casi del tutto inconsapevole, anche se comunque attivo, comprende esperienze molto più sottili legate alla natura più intima dei sensi stessi.
I sensi fisici e la complicata intelaiatura nervosa che li connette e li fa funzionare hanno una potenzialità infinitamente più ampia rispetto al semplice dato che appare oggettivo.
Quando la percezione viene interpretata dalla mente essa per così dire si raffredda e sembra perdere tutta la sua struttura energetica e vibrante.
Le sensazioni sottili essendo chiaramente differenti rispetto alla percezione ordinaria vengono spesso erroneamente chiamate sovrasensibili pur avendo la propria radice nei sensi stessi e nella mente ad essi collegata che rielabora, registra, classifica e comprende il dato.
Rivolgersi ai piani sottili significa comunque mantenere l'interesse verso il mondo, verso l'esistenza, verso il divenire e la sua struttura spazio-temporale fatta di materia ed energia. Significa comunque mantenere in funzione la dinamica della connessione tra singoli individui, tra io e altro, tra forme: ciò che cambia è la libertà dai vincoli tirannici della fisica dei corpi.
Si conoscono influenze che operano tutto il tempo condizionando la vita in ogni forma e le scelte umane in particolare e si esplorano aspetti dell'esistenza strettamente connessi con i concetti di armonia e di equilibrio.
Le arti figurative e drammatiche, la musica, la poesia, ma anche il sogno e le pratiche di interiorizzazione dell'attenzione aprono la consapevolezza di questi spazi.
Storicamente, dopo aver esaltato a lungo l'uso esclusivo della ragione e del dato sensibile per così dire "freddo", si assiste oggi alla riscoperta di questa potenzialità umana di questa dimensione fondamentale dell'esistenza. La sua natura essenzialmente soggettiva la espone tuttavia ad una forte azione di interpretazione mentale causa del proliferare di superstizioni e fantasie che finiscono per portare discredito e ridicolo laddove invece si trova uno spazio importantissimo nella comprensione dell'umano e della vita.
Sull'onda della riscoperta di questa dimensione sono sorte discipline che si occupano di studiare settori specifici come ad esempio l'ambiente, l'alimentazione, la salute, l'educazione, le relazioni interpersonali dal punto di vista dell'equilibrio energetico, dell'armonia, del rispetto per la natura e per la vita. Si tratta di un approccio "gentile", portato avanti dall'uomo che non considera se stesso e gli altri fisici nel senso più banale del termine, ma dotati di facoltà e di vibrazioni complesse, spesso difficili da cogliere, capaci di connettere energeticamente ogni forma esistente.
Per fare qualche esempio oggi si parla abbastanza comunemente di feng shui, di agricoltura biodinamica, di medicine alternative, di bioarchitettura, ma non è ancora possibile integrare queste discipline con quelle ufficiali e consolidate, come probabilmente accadeva nelle culture antiche, basate generalmente su una visione dell'uomo integrata e multidimensionale.

Il terzo livello della ricerca ha a che fare con i quesiti fondamentali che ogni essere vivente porta con sé. Chi sono io? Che cos'è la vita? Cosa sta a fondamento di tutto ciò che appare? Cosa vi è di assoluto?
Le esperienze profonde che i ricercatori più determinati riescono a vivere non sono di natura sensoriale, ma hanno la caratteristica di perforare la mente e l'interpretazione e di disorientare il controllo e le aspettative della volontà centrale, dell'ego.
Chi si spinge in questi spazi non trova delle forme e dei significati, non trova degli "io", non trova dualità, ma sperimenta l'unione più profonda e totale con ciò che lo circonda.
Che cos'è allora la ricerca spirituale? Cosa si intende con il termine stesso "spirituale"?
Molti considerano spirituale tutto ciò che va al di là delle esperienze materiali comuni, tutto ciò che è vibrazione, tutto ciò che ha a che fare con sentimenti puri di amore, di pace, di armonia.
Ad un'analisi più profonda solo l'ultimo livello, il più estremo ed arduo sembra avere a che fare con ciò che è spirituale, poiché solo a questo stadio si attinge alla vera natura di ciò che appare. Così interpretano molti coraggiosi ricercatori che diventano sprezzanti nei confronti del mondo e delle forme e finiscono per desiderare solo quell'esperienza di dissoluzione completa, irreversibile e definitiva: ogni altra conquista appare unicamente come un fiore finto sulla via.
L'esame più maturo porta tuttavia a comprendere che ogni piano è spirituale se considerato non come separato e a sè stante, ma come espressione della natura umana complessa e completa.
E' spirituale la ricerca del fondamento, di quello che gli indù chiamano Shiva, di ciò che dissolve la forma stessa; ma è ugualmente spirituale lo studio della manifestazione e della sua ricchezza, bellezza, perfezione, di ciò che gli indù chiamano Shakti e appare come affascinante danza di forme.

Un piano senza l'altro è incompleto, insieme sono la più reale espressione della natura di ricecatore propria di ogni uomo. L'infinito, l'assoluto, l'onnipotente non rimane sterile ma viene portato ed espresso nel sensibile: solo così trova la perfezione.

di Nadia Damilano Bo


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I sogni - conoscere e svelare i misteri dell'inconscio

seminario a Graglia (Bi), 12 e 13 gennaio

seminario a Feletto Umberto (Ud), 1 e 2 marzo

Rebirthing: il respiro della vita

conferenza gratuita presso la Bioteca di Udine, mercoledì 16 gennaio (ore 20.30)

corso presso la Bioteca di Udine, ogni mercoledì dal 30 gennaio (ore 20.45)


Info: ricerchedivita@hotmail.com




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DIARI
11 dicembre 2007
La Consapevolezza dell'Origine
Ci sono momenti dove ogni processo di pensiero si ferma e si diventa completamente consapevoli dell'esistenza senza creare alcuna reazione o risposta. Il sé si espande al di là dell'ottica delle preoccupazioni quotidiane, esce dal tempo e dalla definizione, e si rende conto di essere una sfaccettatura dell'origine senza descrizione dalla quale tutte le cose, reali o immaginarie, hanno il loro inizio. È una presa di coscienza intuitiva, un'epifania.

Si impara direttamente che nessuna parola o simbolo conterranno mai questo stato. E anche se questo stato è fonte della descrizione, è esso stesso sempre al di là di ogni definizione.

Questa è l'esperienza trascendentale. Essa trasforma le astrazioni filosofiche in un'esperienza profondamente più reale di qualsiasi altro evento della vita. È un risveglio spirituale: si sprigiona un'ondata di comprensione della propria vita che fluisce all'indietro nel passato e in avanti nel futuro. I turbamenti e le ingiustizie del passato vengono messi a riposo, le paure ed angosce del futuro svaniscono nell'immaginazione da cui sono venute. Questa è la terra sacra, questa è la connessione divina, l'origine da cui nascono tutte le differenze ed a cui tutte le differenze infine ritornano. È un momento eterno nel quale chi vede e ciò che viene visto, chi conosce e ciò che viene conosciuto, condividono la stessa radice.

In questo stato non vi è conflitto con gli interessi altrui, nessuna lotta fra estremi opposti. Tu sai, con chiarezza cristallina, che sia la tua sofferenza che quella del mondo derivano dalle strutture arbitrarie delle preferenze indottrinate e dei giudizi. L'illusione della separazione svanisce. In tutta probabilità, i tuoi occhi sgorgheranno lacrime di compassione ed il tuo cuore si aprirà a più amore di quanto tu possa immaginare. L'energia dell'attenzione, che era rimasta intrappolata in memorie emotivamente dolorose, si libera per portare i sensi a nuovi orizzonti di percezione. Dettaglio e bellezza ritornano nel mondo.

Ti rendi conto che questo stato ti è sempre disponibile, uno stato ben più vicino alla tua vera essenza di quanto lo siano le etichette che indossi nell'esistenza quotidiana. È uno stato più profondo che le qualità mutevoli del mondo ed attribuisce priorità alle cose importanti della vita.

In tutta probabilità, ti farai una bella risata.

Le scritture buddiste hanno chiamato questo stato di consapevolezza nirvana. Le scritture induiste lo hanno chiamato Brahman. Le scritture cristiane lo hanno chiamato coscienza cristica. Ma sia il buddista che l'indù o il cristiano esperti, ti diranno rapidamente che nirvana, Brahman o coscienza cristica sono semplici etichette che indicano un'esperienza impossibile a descriversi o trasmettersi a parole. La mente fa fatica con concetti quali "il mare eterno ed infinito della consapevolezza", "essere un vuoto chiaro privo di descrizione", "la fonte di vita innominabile e priva di forma".

Noi facciamo riferimento ad esso come "la consapevolezza dell'origine".

Così rilassati e goditi l'esperienza.

La presenza rimpiazza le nozioni preconcette, l'osservazione rimpiazza i giudizi. L'autocritica e la giustezza asserita lasciano spazio ad una visione dell'esistenza priva di giudizi, compassionevole.

Perché percorrere questo sentiero? Mettendo da parte qualsiasi ragione spirituale, il motivo pratico è questo: più ci si avvicina alla consapevolezza dell'origine, maggiore è il controllo che si possiede sulla propria vita.

Quando si è in grado di fare esperienza di sé come diversi dall'intelletto, si diviene capaci di vedere le strutture di premesse e credenze che filtrano e distorcono la propria comprensione della realtà (ed il controllo di essa). Queste credenze sono raramente utili, sia che siano state indottrinate al servizio di un interesse altrui o che siano state adottate in un momento doloroso di paura o confusione. Più spesso si rivelano essere limitanti ed autosabotanti, e nel peggior caso completamente debilitanti. Tutte insieme determinano il proprio punto di vista nella vita, ma restano celate all'ordinaria consapevolezza intellettuale.

Le difficoltà per chi si avvicina per la prima volta sono due: primo, scoprire l'esistenza di queste credenze (assieme ai motivi che ne vengono portati a sostegno), e secondo, sostituire queste credenze con una saggezza discriminante ed autocontrollata. Entrambe queste difficoltà, insieme a molte altre potenziali problematiche, vengono risolte attraverso l'apprendimento dell'uso di strumenti corretti. La libertà sostituisce le limitazioni, le opportunità rimpiazzano i problemi, i nemici diventano alleati.

Quanti aspetti della realtà vengono determinati dal punto di vista che hai adottato? Più di quanti tu possa pensare. Cambia il tuo punto di vista, e puoi cambiare la tua vita.

di Harry Palmer

>> PUOI CAMBIARE LA TUA VITA! <<

Gli Ordini della Vita - il potere della Linea Genetica
corso dal 27 al 31 dicembre a Graglia (Bi). Con Giacomo Bo
Info: ricerchedivita@hotmail.com

CULTURA
12 ottobre 2007
Dalla Meditazione all'Intensivo all'Illuminazione
La Meditazione e l’Illuminazione



Una delle aspirazioni più profonde dell’essere umano è il desiderio di essere se stesso.
I bambini piccoli giocano felici e liberi immersi in una purezza e in una semplicità che viene gradualmente perduta diventando adulti.
Adattarsi alle richieste dei genitori, della scuola, degli amici, della società intera porta a creare giudizi e a costruire identità e modi di essere sempre più complessi dimenticando poco alla volta la propria vera natura.
Ad un certo punto della vita ci si accorge di questo perché si inizia a sentire un disagio, un’insofferenza alla superficialità e al qualunquismo, alla banalità del quotidiano. Niente più soddisfa e la ricerca del piacere e della distrazione non appaga più.
Si attraversano momenti di crisi, affiorano domande spontanee sul senso della vita e riappare il desiderio di libertà dell’essere.
Queste riflessioni portano sempre più dentro se stessi, fino all’interrogativo fondamentale: “Chi sono Io?”, una domanda che non ha risposta mentale e logica e che richiede un’introspezione fuori dall’ordinario, condotta attraverso il silenzio, la contemplazione, la meditazione.
Colui che è abbastanza determinato ha la possibilità di giungere all’Illuminazione: un istante di completa consapevolezza, un momento di estrema lucidità in cui si interrompe la mediazione della mente ed appare la comprensione diretta della propria vera natura illimitata ed infinita.
Allora ogni tensione si scioglie, ogni nevrosi mentale scompare, ogni preoccupazione lascia spazio alla pace e alla serenità interiore, perché nulla al mondo potrà mai più anche solo scalfire la consapevolezza di se stessi.


L’Intensivo di Illuminazione


L’Intensivo di Illuminazione è un ritiro di meditazione di tre giorni in cui il partecipante si dedica completamente a se stesso, alla ricerca dell’Illuminazione.
Grazie ad una potente tecnica di meditazione, abbinata ad un’efficace comunicazione interpersonale, si passa attraverso gli strati più profondi della mente fino a trascendere pensieri, emozioni, sensazioni, giudizi, valori... e a scoprire la propria vera natura infinita ed illimitata, al di là di ogni interpretazione e condizionamento mentale.
Ideato nel 1968 da Charles Berner, ricercatore spirituale di grande valore, l’Intensivo di Illuminazione si è affermato nel mondo con grande successo grazie alla relativa facilità di questo metodo di meditazione e grazie soprattutto ai risultati immediati che ha prodotto in migliaia di persone.
Le sue solide radici in tradizioni millenarie come lo yoga e lo zen, l’approccio moderno della comunicazione, il sostegno del gruppo e la grande esperienza maturata in tutti questi anni, ne fanno uno degli strumenti più efficaci e potenti nel campo del miglioramento personale e della ricerca spirituale.
Siamo lieti di presentare questo nuovo Intensivo di Illuminazione e di invitarvi a partecipare, consapevoli che potrà essere per tutti un momento unico e irripetibile per trasformare se stessi e la propria vita.


>> Prossimo Intensivo di Illuminazione: dal 2 al 4 novembre a Graglia (Bi). Con Giacomo Bo <<
26 settembre 2007
L’EVOLUZIONE DELL’ILLUMINAZIONE
Dialogo tra Ken Wilber e Andrew Cohen

(Traduzione libera dall’inglese della dott. Giovanna Visini)




Andrew Cohen: Non sono mai stato particolarmente interessato all’evoluzione. Inizialmente, dopo il mio “risveglio” nel 1986, insegnavo seguendo quello che mi era stato trasmesso dal mio maestro. Questa era la mia esperienza: ogni cosa è semplicemente ciò che è, non c’è nessun posto dove andare e niente da fare. L’essenza dell’insegnamento era la realizzazione di questa verità. Inizio e fine della storia. Io ero così certo di questo modo di vedere le cose che mettevo seriamente in dubbio l’autenticità di qualsiasi approccio all’illuminazione che implicasse il tempo, il futuro, il divenire. E diffidavo di qualsiasi maestro che insegnasse qualcosa che implicasse il tempo, il futuro e il divenire.
Tuttavia, a poco a poco cominciai a notare che, sebbene molti miei studenti avessero potenti esperienze di risveglio, nella maggior parte dei casi essi ricadevano, a volte, nel narcisismo, nei desideri, nelle ossessioni nevrotiche, erano ancora preda di impulsi profondamente condizionati e limitanti. Allora cominciai a prendere sempre più in considerazione la necessità di una vera trasformazione dell’essere umano, in modo che potesse diventare un’espressione vivente di quel vuoto e di quella purezza che si scopre nell’esperienza spirituale. Gradualmente, col passare del tempo, mi interessai sempre più allo sviluppo della capacità di incarnare e manifestare nel mondo la bellezza, la perfezione e la totalità in quanto esseri umani, e non solo all’esperienza della benedizione del puro Essere.
Questo fu l’inizio. Dopo alcuni anni, nel mio insegnamento, cominciò a emergere qualcosa di nuovo. La prima volta che ne divenni consapevole fu quando iniziai a condurre dei ritiri in India. Una mattina, mentre stavo parlando, qualcosa all’improvviso esplose in me. Non so da dove provenisse: una passione impetuosa sgorgò da me spontaneamente premendo perché questo miracolo, questo mistero oltre il tempo si manifestasse proprio in questo mondo, in noi stessi, come noi stessi. Questo fu causa di turbamento e di ispirazione per molte persone e anche per me. E’ successo più di dieci anni fa.
Da allora, divenne sempre più chiaro per me che questa passione era una passione per qualcosa che andava oltre l’illuminazione nel senso tradizionale, orientale, intesa cioè come un’ascesa verticale: liberarsi dalla ruota del divenire, trascendere completamente questo mondo senza lasciare traccia. Ciò che è importante per me ora è diverso. L’obiettivo, forse ambizioso, è non soltanto di trascendere il mondo ma di trasformarlo, diventare un agente dell’impulso evolutivo. Mentre l’ego si arrende a questo impulso, il nostro essere è letteralmente pervaso da un’energia divina e luminosa e da una passione a trasformare il mondo e l’intero universo per una causa che non ha niente a che vedere con noi stessi.
Questo cambiamento di visione, avvenuto molti anni fa, fu uno dei motivi che mi fecero allontanare dal mio maestro. Ogni qual volta il mio maestro mi ascoltava dire che era possibile realizzare qualcos’altro che non fosse soltanto liberarsi dalla ruota del divenire e semplicemente Essere, pensava che stessi corrompendo e distorcendo il suo insegnamento. A un certo punto, cominciai a concludere che dovessero esserci vari tipi di illuminazione, differenti generi di risveglio, con risultati anch’essi differenti.
Cominciai a chiamare questo insegnamento ‘illuminazione evolutiva’ o ‘illuminazione evolutiva impersonale’. In questo insegnamento, l’accento è posto non solo sulla realizzazione del vuoto e del puro Essere, ma anche sulla necessità di diventare un essere umano radicalmente e profondamente trasformato, quindi capace di manifestare il suo più alto potenziale evolutivo nel mondo. Veramente non avevo mai avuto l’opportunità di imbattermi in una visione simile a questa. Solo recentemente, infatti, quando ho scoperto Sri Aurobindo e Tailhard de Chardin mentre facevo delle ricerche per la nostra rivista, ho cominciato a trovare echi della mia stessa passione. Una passione per un’illuminazione evolutiva, per un risveglio alla verità di ciò che siamo; e il coraggio di accordarci il permesso di sentire l’urgenza di manifestarlo nel mondo con tutto il nostro essere.
Dunque, quello che innanzi tutto volevo discutere con te è la seguente questione: cos’è l’illuminazione? Penso che si tratti di un tema importante sia perché moltissime persone si interessano oggi alla spiritualità, ma anche perché la definizione tradizionale di illuminazione forse non riesce più a rispondere ai bisogni di un mondo che si evolve nel tempo, quello in cui noi ora stiamo vivendo.

Ken Wilber: Sono d’accordo essenzialmente con tutto quello che hai detto, naturalmente su alcune cose il mio approccio è differente. Tu hai esposto una serie di concetti veramente importanti. Forse possiamo iniziare da quello che hai menzionato per ultimo, cioè se ci sono diversi tipi di illuminazione. Certo, questa domanda può sembrare, in un primo tempo, abbastanza strana, perché l’illuminazione è evidentemente onnicomprensiva, senza tempo, immutabile, eterna, ecc. Quindi è difficile immaginare che ci possano essere due diversi tipi di qualsiasi cosa che sia definita in questo modo. Ma, in realtà, anche nelle tradizioni è possibile trovare almeno due importanti concezioni dell’illuminazione molto diverse tra loro. Una era prevalente durante il periodo cosiddetto Assiale (più o meno dal 2000 a.C. al 100 d.C.). La sua migliore espressione si trova forse nel concetto, espresso dalla tradizione buddhista Theravada, di nirvana o nirvikalpa, che significa in pratica l’immersione nella dimensione senza forma, dove non c’è manifestazione, non emerge alcun oggetto. E’ uno stato di coscienza assolutamente privo di cambiamento, assolutamente privo di spazio, di ego, di agitazione. L’analogia classica per coloro che hanno avuto questa esperienza è che si tratta di uno stato simile al sonno profondo senza sogni. Si entra in uno stato di coscienza senza forme. Questo stato, il nirvana, è stato ritenuto il livello più elevato di realizzazione e si pensava che fosse completamente separato dal samsara. Il mondo del vuoto era completamente separato dal mondo delle forme. Il vuoto era trascendente e senza tempo; la manifestazione era soggetta al tempo, era sofferenza, illusione, ecc. L’obiettivo, senza alcun dubbio, era quello di liberarsi dal samsara, dalla ‘ruota delle rinascite’ e immergersi nel nirvana.
Penso che la vera rivoluzione nella spiritualità avviene più o meno in quel periodo e si deve particolarmente a due geni: Nagarjuna in Oriente e Plotino in Occidente. Essi aprirono la breccia verso ciò che sarebbe stato chiamata ‘illuminazione non duale’ o ‘realizzazione non duale’. Si tratta di una profonda comprensione del nirvana o vuoto o senza tempo o trascendente, ma è anche un’unione, nel senso che si abbraccia l’intero mondo delle forme, l’intero mondo del samsara. Quindi la realizzazione delle tradizioni non duali non si limita all’immersione in uno stato senza forma, di cessazione di ogni manifestazione, ma considera che questo ‘senza forma’ o vuoto è uno con tutte le forme che emergono momento dopo momento.
Questo stato, sahaj, è, possiamo dire, sia la base del voto dei bodhisattva, sia l’inizio della tradizione tantrica. L’idea era che in qualche modo il mondo del samsara e il mondo del nirvana dovessero andare insieme mano nella mano o non sarebbe stato possibile avere un essere pieno, completo, integrale. Dunque, è sempre vero che il dharmakaya o vuoto o dimensione perfettamente senza forma non è coinvolta nello scorrere del tempo, ma questa è solo la metà del quadro. L’altra metà è che c’è la corrente del tempo, c’è sviluppo, svolgimento, evoluzione, trasformazione. La chiave di tutto questo è la comprensione che il solo modo per realizzare in modo completo e permanente il vuoto è di trasformare, far evolvere, sviluppare il suo veicolo in questo mondo di forme. I veicoli che stanno per realizzare il vuoto devono essere in grado di affrontare il compito. Questo significa che devono essere sviluppati, trasformati e allineati con la realizzazione spirituale. Significa ancora che il trascendente e l’immanente devono, per così dire, dare sapore l’uno all’altro.
 
A.C. : Nel veicolo?

K.W. : Esatto

A.C. : Allora stai dicendo che il veicolo deve perfezionarsi.

K.W. : Sì. A volte succede che alcune persone abbiano una qualche forma di immersione nel vuoto, una radicale realizzazione di questa coscienza infinita, senza confini che è la loro vera realtà, poi, come hai detto tu, questo stato si esaurisce, e quelle persone ritornano nel solito veicolo egoico, sono di nuovo il solito io contratto e non sanno che cosa sia avvenuto. Eppure non vogliono intraprendere una vera pratica o un cammino trasformativo che renderebbe il loro veicolo capace di mantenere quella realizzazione in modo più completo e duraturo. Questo è un peccato perché, come tu hai detto, si escludono dal mondo delle forme, dalla possibilità di essere coinvolti in questo mondo e , allo stesso tempo, da ciò che è necessario fare per diventare un veicolo trasparente del senza tempo.
La cosa migliore per una realizzazione non duale o integrale è di lavorare su entrambi i piani. Dobbiamo, in un certo senso, perfezionare la nostra capacità di realizzare completamente il vuoto momento dopo momento, ma si tratta del vuoto da cui emergono tutte le forme, momento dopo momento.
Quindi dobbiamo avere una totale accettazione del mondo del samsara in quanto veicolo ed espressione del nirvana stesso. Sfortunatamente, penso che tu abbia ragione quando dici che molte scuole non duali non rispettano questa comprensione.
Si tende a privilegiare un corno o l’altro dell’equazione: o ci si immerge nel samsara, cioè la sfera senso-motoria - la natura è spirito, ogni oggetto manifesto è considerato spirito, ecc. – oppure ci si immerge nella dimensione in cui c’è cessazione di ogni forma. Mentre ciò a cui, credo siamo interessati io e te e certamente ciò di cui stiamo parlando qui, è una realizzazione che abbraccia sia il vuoto sia la forma. E lasciami aggiungere questo: l’evoluzione avviene nel mondo delle forme, non in quello del vuoto. Questo significa allora che l’evoluzione è l’altra metà dell’equazione, quindi se non contribuiamo a far avanzare l’evoluzione, non possiamo neppure realizzare completamente quel vuoto che pure siamo.

A.C. : Eccellente. Adesso vorrei andare oltre. Infatti, nella tua descrizione della visione non duale in cui la distinzione tra nirvana e samsara scompare, in questa interpretazione dell’illuminazione, mi sembra, tuttavia, di capire che l’idea sia ancora quella di essere liberati da questo mondo.

K.W. : Sì, capisco cosa vuoi dire.

A.C. : Bene, allora affronto adesso la questione di cosa sia l’illuminazione in rapporto alla sfera del tempo e del divenire. Quello che cerco di evidenziare è ciò che io chiamo ‘impulso evolutivo’. Come ho detto prima, si tratta di una compulsione estatica a trasformare il mondo. Ora, questa spinta è differente da ciò che viene detto nelle tradizioni sul voto dei bodhisattva perché, a mio parere, il voto dei bodhisattva riguarda l’impegno di rimanere in giro abbastanza a lungo per liberare gli esseri senzienti da questo mondo. Ma nell’impulso evolutivo estatico di cui parlo io la liberazione viene di fatto trovata attraverso la resa all’imperativo di evolversi in questo mondo.

K.W. : Non liberandosi da esso.

A.C. : Giusto. In questa interpretazione dell’illuminazione, tutta la coscienza e l’energia sono usate al servizio della creazione stessa, oltre l’ego. In altre parole, il veicolo è utilizzato per questo grande e impegnativo obiettivo. L’illuminazione, la liberazione estatica che avviene quotidianamente, deve essere trovata e sperimentata direttamente e consapevolmente solo attraverso un’assoluta e perfetta resa a questo scopo. Almeno idealmente, quindi, se qualcosa del genere è possibile, non ci sarebbero motivazioni egoiche e si sarebbe costantemente consumati dal fuoco di questa causa che pure sfuggirebbe a una nostra comprensione totale, poiché il suo culmine avviene sempre nel futuro.

K.W. : Sì, sono d’accordo con il senso generale di quello che dici. Lasciami riformularlo così. Come ho detto prima, c’è stato un importante cambiamento dalle religioni del primo periodo Assiale che mettevano l’accento sull’ascesi, la trascendenza, la cessazione, alle tradizioni non duali. Questo cambiamento è stato epocale: il vuoto non era più separato dalla forma, si realizzava che il vuoto non è altro che forma e la forma non è altro che vuoto, come recita il Sutra del Cuore. Ora, questa nuova comprensione, che porta al Buddhismo Mahayana e al Vajrayana, non esisteva nelle precedenti religioni. Le più antiche sostenevano che il mondo del samsara è spirito. Si tratta cioè dell’immersione nella pura manifestazione, nella natura. Poi venne il periodo Assiale che sosteneva: “No, il trascendente è la sola realtà spirituale, unicamente la dimensione ascendente, senza tempo, è la vera realtà.”
L’approccio non duale dice: “Aspettate un attimo, avete ragione entrambi. Quello che dobbiamo fare è trovare un modo per realizzare questa unione.”
Il voto originario dei bodhisattva era: “Faccio voto di raggiungere l’illuminazione il più presto possibile per il bene di tutti gli altri esseri”, infatti, com’era solito sottolineare Kalu Rimpoche: “Se rimandi la tua illuminazione, come pensi di poter salvare qualcun altro, idiota!” Questo approccio divenne più maturo nella visione tantrica. Comunque la base comune delle due tradizioni, per lo meno implicitamente, era la comprensione che nirvana e samsara, il vuoto e la forma, il senza tempo e la dimensione del tempo, l’essere e il divenire, sono i due aspetti di una realizzazione integrale. Nella realizzazione bisogna abbracciarli entrambi. Ma tu hai ragione quando affermi che le tradizioni spesso non si sono mantenute fedeli a questa visione. Penso anche che ci sia un altro significato o un livello più profondo di comprensione della realizzazione non duale intesa come impulso evolutivo nel mondo delle forme che si evolvono.

A.C. : E’ appunto di questo che sto parlando!

K.W.: Penso che la ragione possa essere trovata proprio in ciò che abbiamo detto: un saggio, diciamo migliaia di anni fa, poteva avere una profonda realizzazione del dharmakaya o puro vuoto, una profonda realizzazione del nirvikalpa samadhi, e poi anche una profonda realizzazione di un’unione con tutte le forme. Quindi il saggio in questione avrebbe realizzato sia il vuoto sia il mondo delle forme e sia che essi sono intrinsecamente una cosa sola. Vuoto e forme emergono momento dopo momento come ‘vuoto di tutte le forme che emergono estaticamente’. Ma, non di meno, il saggio più perfettamente illuminato, nel senso del sahaji, dell’esperienza non duale, può essere solamente ‘uno con’ il mondo delle forme del suo tempo. E quel mondo non ha le conoscenze che abbiamo noi oggi sul mondo delle forme.

A.C. : Vuoi dire sull’evoluzione.

K.W. : Certo, specialmente l’evoluzione, la sua esatta natura, cosa significhi, cosa succede nel mondo delle forme. In esso noi scopriamo un’inequivocabile tendenza verso livelli sempre maggiori di differenziazione, integrazione, complessità e unificazione. Si tratta di una comprensione fondamentale perché significa che il nostro veicolo nel mondo delle forme sta diventando più trasparente e quindi più capace di intendere i processi che avvengono nel mondo delle forme. Questo cambia ogni cosa. Non importa quanto qualcuno potesse essere profondamente illuminato migliaia di anni fa, il mondo delle forme allora non includeva questa conoscenza. Quindi questo non era parte della loro realizzazione, anche se la loro realizzazione del vuoto era meravigliosa quanto può esserlo per noi oggi, perché il vuoto è il vuoto, non cambia, non ha parti in movimento, ecc. Quindi non stiamo togliendo niente al saggio vissuto migliaia di anni fa, ma riconosciamo che noi abbiamo almeno una cosa in più: noi viviamo oggi. Fra migliaia di anni la gente guarderà indietro al nostro mondo delle forme e riderà istericamente per come eravamo idioti. Nel frattempo noi dobbiamo andare avanti nell’incorporare nel mondo delle forme il vuoto radicale. Il risultato è una specie di vuoto evolutivo, o ‘illuminazione evolutiva’. Sì, è così.

A.C. : In questa illuminazione evolutiva l’elemento importante, se capisco bene, è la resa al movimento di un impulso che si risveglia e che spinge a partecipare in modo planetario al processo evolutivo per amore dell’evoluzione stessa. L’illuminazione evolutiva è questo, non si tratta di un semplice ottenimento della propria personale liberazione da o trascendenza di questo mondo.

K.W. : Sì, sono d’accordo.

A.C. : Io sottolineo proprio questo cambiamento di accento da una visione all’altra. Questo mi sembra significativo per la definizione di cosa sia finalmente l’illuminazione ai giorni nostri, poiché aumenta il numero delle persone che cominciano a interessarsi all’illuminazione, cosa sia, cosa significhi. Direi che nel novanta per cento dei casi, se non di più, il messaggio che ricevono si limita alla trascendenza, la trascendenza personale. E mentre di solito viene richiesto anche di abbandonare l’egocentrismo e di provare compassione, raramente, anzi mai, ci si riferisce a quella passione rivoluzionaria e impetuosa per la totale trasformazione del mondo, quella spinta che sorge dal cuore spirituale quando si è veramente liberato dal mondo. Voglio dire che molto spesso quello che viene propinato è un tiepido e strano miscuglio di antichi concetti di illuminazione conditi con idee sulla compassione basate sull’emotività di tipo “new age”. In questo modo si indica una strada che non condurrà a realizzare il fuoco della vera liberazione.

CULTURA
12 settembre 2007
La scienza della meditazione


La scienza è caratterizzata come attitudine intellettuale. Si tratta semplicemente di un pensiero critico sincero che ammette conclusioni solo quando sono basate sull’evidenza. Non solo: il valore di qualsivoglia scienza è misurato dal grado in cui essa è capace di trasformare non solo uno stile di vita ma anche la personalità umana. Inoltre, più che mai oggi si avverte il bisogno di una scienza  che sappia trasformare sia l’individuo che la società, la nazione e l’intera umanità. Nel secolo in corso (scorso) l’uomo ha aperto la mente alle scienze fisiche allo scopo di controllare la materia e così facendo si è trovato lui stesso intrappolato nella materia e meccanizzato. Oggi gli serve una scienza che gli consenta di scendere all’interno del proprio essere e di controllare la consapevolezza, che è la fonte di ogni conoscenza ed energia. Tale scienza fu scoperta dagli antichi saggi dell’India, che la chiamarono yoga o meditazione. E’ solo attraverso questa preziosa scienza spirituale che l’umanità può riuscire ad esplorare gli orizzonti della vera conoscenza, della perfetta armonia e della serena bellezza della vita.


Questo libro, SCIENZA DELLA MEDITAZIONE, soddisfa questa necessità urgente dell’umanità fornendole una scienza metodica e una chiara comprensione della scienza spirituale dello yoga. Un maestro esperto di questa scienza segreta, Swami Kripalvananda, ha fornito in questo libro l’intero processo scientifico dello yoga. Questo libro è il risultato di una ricchissima esperienza personale di pratica yoga, che copre un arco di circa venticinque anni.
La chiara visione della materia da parte di Swami Kripalu, con il supporto dell’esperienza diretta, arricchisce enormemente il contenuto del libro. Il suo reale valore può essere misurato solo da coloro che sono essi stessi genuini aspiranti ricercatori del mistico sentiero dello yoga. Un ricercatore genuino, un vero scienziato è colui che, non solo ricerca fatti, ma anche la verità. Nessun tipo di condizionamento ambientale deve farlo deviare dal sentiero della verità.

La Scienza della Meditazione fu all’origine pubblicato come una raccolta di articoli scritti da Swami Kripalu nella sua lingua nativa, il Gujarati. La prima edizione in lingua inglese è una riorganizzazione del materiale originale trovato nell’edizione Gujarati. Naturalmente, le parti che non erano direttamente pertinenti alla scienza ed alla pratica della meditazione sono state omesse.
Il compito di una traduzione accurata è stato eseguito dal Rispettabile Sri Rajarshri Muni, uno dei principali discepoli di Swami Kripalu e lui stesso ricercatore avanzato sul sentiero dello yoga.

Il contenuto del libro è assolutamente comprensibile e chiaro. La presentazione della scienza della meditazione scorre fluida attraverso dodici capitoli.

L’autore inizia il primo capitolo dichiarando che i termini “Yoga” e “meditazione” sono sinonimi. Prosegue spiegando che, benché vi siano molti sentieri yoga e tutti conducano alla Verità e a Dio, il processo scientifico insito in ogni yoga è uno solo. Egli spiega come i diversi sentieri yoga siano creati in considerazione della diversità degli individui, e mostra come questi diversi sentieri si fondano nell’ottuplice sentiero dell’antica scienza yoga: yama, niyama, asana, paranayama, pratyahara, dharana, dhyana, e samadhi. In questo capitolo spiega anche gli aspetti iniziali dello yoga.

Nel capitolo successivo, Swami Kripalu spiega in modo convincente lo scopo, il concetto e l’applicazione della meditazione, le chiavi per la meditazione e i vari tipi di meditazione. Fornisce inoltre un completo orientamento teoretico agli aspetti concettuali, psicologici e metodologici della meditazione. Il capitolo ancora successivo tratta della preparazione, del tempo, luogo e del giusto ambiente per la pratica della meditazione. Prescrive altresì in modo meticoloso e dettagliato la tecnica oltremodo sistematica della meditazione e impartisce istruzioni utilissime a quanti adottano questa tecnica.

Nel quarto capitolo, l’autore tratta dell’iniziazione di un ricercatore attraverso saktipata, ossia il processo della trasmissione di energia spirituale da parte di un abile guru. Questo processo d’iniziazione, descritto in varie scritture dell’India, viene spiegato dettagliatamente. Swami Kripalu espone i suoi commenti sull’idoneità dei vari tipi di ricercatori a ricevere saktipata e descrive i vari tipi di guru. Vi sono compresi anche gli effetti dell’iniziazione Saktipata e l’importanza di liberare il prana o energia vitale.

Nel capitolo successivo, gli individui che hanno ricevuto l’iniziazione saktipata da Swami Kripalu, raccontano le loro esperienze iniziali. Queste esperienze sono raggruppate in quattro categorie principali e, gruppo per gruppo, l’autore spiega le ca8use sottostanti ad ogni tipo di esperienza spirituale.

Il sesto capitolo spiega i vari stati della mente durante la meditazione, tratta del torpore yoghico, del sonno yoghico e del trance yoghico. L’autore ha chiaramente indicato la differenza tra trance yoghica e samadhi. Segue un capitolo sul pratyahara, ossi il ritiro della mente dai sensi. L’autore spiega la relazione tra il prana, o energia vitale, e la mente e l’anima; quindi illustra come, con l’aiuto del prana liberato, si può raggiungere il pratyahara, il quinto livello dell’ottuplice sentiero dello yoga.

L’ottavo capitolo tratta del sesto stadio dello yoga, detto dharana, ossia la focalizzazione della mente. Spiega in dettaglio il concetto di dharana, i suoi tipi, i vari stadi in cui si presenta e i risultati che si ottengono attraverso di esso. Ci presenta anche dettagliatamente gli ostacoli e le illusioni che possono sorgere sul piano di dharana.

Nel nono capitolo, il processo di purificazione fisica e mentale, nonché il processo di costrizione in dhyana o meditazione sono esplorati a fondo. Qui l’autore ha spiegato in modo molto esplicito il karma, o azione, e l’akarma, o inazione, e come le catene dell’azione vengano rimosse attraverso la meditazione. Il Samadhi, lo stadio più elevato dello yoga ed i suoi due livelli vengono trattati nel capitolo seguente. Parimenti spiegati a fondo sono i quattro stadi di samapatti o meditazione. Viene illustrata la dissoluzione della mente durante lo stadio finale del samadhi, seguita nel capitolo successivo da una descrizione dettagliata dei maggiori frutti derivanti dal samadhi.

Nel capitolo conclusivo, l’autore reitera l’idea che tutti gli yoga sono uno, per quanto i sentieri possano esseri diversi. Egli rende la discussione molto convincente citando numerose illustrazioni dalla Bhagavad Gita e da altre scritture Indiane. Ciò fornisce un’adeguata conclusione al meticoloso lavoro di Swami Kripalu sulla scienza della meditazione.

L’intero volume, da cima a fondo, è stato magnificamente scritto in uno stile chiaro e facilmente comprensibile. I venticinque anni di incommensurabile esperienza di yoga dell’autore pervadono l’intera opera; questa sua personale esperienza e la sua profondità di pensiero sono ovunque evidenti. Al giorno d’oggi i libri che spiegano la meditazione o lo yoga scientificamente sono molto rari, pertanto non ho dubbi che Scienza della Meditazione sarà di immenso valore e di grande aiuto a tutti gli aspiranti spirituali ovunque.

Il riconoscimento e la gratitudine di Sri Kayavarohana Tirtha Sevi Samja vanno al team formato da Harisarana (Harry Zandler), Tapasvini (Elisabeth M.Harrison), Indra (Jack Robert Wexler) e Durga (Betty B.Hurst) che hanno aiutato il traduttore ed editore il Rispettabile Sri Rajarsi Muni nell’esame critico del libro, nella perfezione della traduzione, nella preparazione del glossario dei termini in Sanskrito e la loro traslitterazione e le bozze finali per la stampa.

Infine spero che questo libro sia di ausilio agli amici in Occidente nei loro cammini spirituali, fornendo loro una comprensione scientifica della Verità.

Sri Nanu B:
Amin Gujarat, India


(tratto dalla prefazione del libro di Swami Kripalu, La scienza della meditazione)

CULTURA
13 agosto 2007
L'arte della consapevolezza

La meditazione è una pratica e in quanto tale non è spiegabile con le parole. Solo dopo aver praticata è possibile comprenderla veramente.

Il materiale che raccogliamo qui non ha lo scopo di rendere comprensibile concetti come la meditazione e la consapevolezza, ma di accendere la curiosità e la voglia di sperimentare qualcosa molto al di là dell'ordinario.

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